Sono qui, davanti a questa pagina bianca, davanti a tutto quello che manca (semicit.)! Sono secoli che non scrivo, sono secoli che non mi dedico a me, sembra davvero passata una vita, una vita intera e in fondo sono solo 2/3 anni.
Ho perso la mia spinta, ho perso la mia creatività, riposta in qualche angolo remoto della mia interiorità, tra scartoffie, tanto lavoro , un matrimonio, amici e amiche che vengono e che vanno e chissà perché soprattutto vanno.
Mi sono trovata, in questo periodo, a domandarmi per qualche arcano motivo quando ti sposi sembra, agli occhi degli altri (ma anche ai propri) che tutto debba per forza andare bene. Come se, insomma, adesso che in quella casa hai un coinquilino sempre presente, tu non possa stare più male! Sembra quasi che tutto si cancelli, che tutti i tuoi bisogni svaniscano così, tanto che quando ti trovi a parlare con le amiche di sempre ti senti dire: “Va beh, però alla fine tu che ne puoi capire della solitudine, se vuoi parlare con qualcuno c’è tuo marito con te!”. E sapete?! Me ne sono convinta anche io, in fondo: “che cosa ne posso sapere io?!”, io sono quella fortunata no?! Quella che ha tutto e che non può conoscere e comprendere le amiche che ancora combattono coi loro demoni, con le loro difficoltà e con la loro solitudine. Che ne posso sapere io dei problemi adesso che ho un marito? Eh già, il matrimonio sembra un po’ questo: il contenitore di tutti i mali, o ancora meglio IL CANCELLATORE di tutti i mali!
E come vi dicevo prima, insomma me ne sono convinta pure io che non potessi più avere alcun tipo di problema. Tanto che alle famose domande: “come va?”, “come stai?”; la mia risposta era sempre una: “sto bene, un po’ affaticata dal lavoro, sai tanti cambiamenti nell’ultimo periodo, però tutto sommato bene (alla fine ho un marito…pensavo tra me e me…non mi devo lamentare…ho addirittura anche un lavoro e sono salita anche di livello…insomma il tuo sarebbe davvero un affronto). E quindi sono passati gli anni, quelli che vi dicevo prima. Anni nei quali ho coltivato, sono tornata a coltivare, la mia solitudine e la mia assenza da me, perché magari fosse stata una solitudine fruttuosa. Insomma a me piace anche stare sola, ma no, è stata una solitudine non goduta (un po’ come le festività a lavoro, peccato che non abbia percepito nessun pagamento maggiorato in questo caso!).
Poi un giorno, non so bene identificarlo, ma è durante il mio ultimo periodo di ferie, sono esplosa. Ho pianto. Non so da quanto tempo non piangevo più e mi son finalmente detta che ero assente, non sola, ma assente. Assente a me tanto da non essermi resa conto che sono incazzata a bestia con: una di quelle che si dicono le mie migliori amiche ma che è un anno e qualche mese che non mi viene a trovare, e che se non vado io non ne vedo neanche l’ombra (ma che, per inciso, altre persone le è andate a trovare !); con chi mi dice che gli/le manco ma che poi non fa davvero nulla per incontrarmi; con chi mi incontra e adesso che sto esprimendo il mio malcontento mi dice che era in effetti, da un po’ di tempo, che mi vedeva più spenta e senza vita e infine con me che mi sono persa, che 7 anni di terapia li ho buttati nel cesso e tirato lo sciacquone e che non sono stata in grado quindi anche di chiarire tutte queste cose. Mi sono persa, questa è la realtà, e non so come cavolo si fa a ritrovarmi. Mi sono persa e non so da dove ripartire. E allora che faccio? Scrivo! In qualche modo questo è sempre stato il mio motore. Non il canto, non il ballo ma la scrittura. Una scrittura che forse in pochi leggeranno ma che sicuramente mi aiuta a tirare fuori tutto quello che c’è.
Mi rendo conto che è una scrittura imprecisa, non corretta e poco lineare. Ma del resto è come mi sento in questo momento e non posso fare altrimenti che questo. Darmi voce, darmi spazio e farmi presenza nel mio caos.
A te che sei arrivato/a fino alla fine ti ringrazio, magari sarai uno/a soltanto ma per me è tantissimo!
Con amore